Chapter 11: IL PAESE DEI BALOCCHI

Altro giro altro regalo…Vang Vieng! Il mio caro amico Luchino di Roma mi aveva avvisato a cosa sarei andata incontro da queste parti ed infatti Vang Vieng, ad un centinaio di chilometri dalla capitale, e’ esattamente quello che mi aspettavo! Innanzittutto ho scovato una guest house giusto di fronte al fiume per deliziarmi nel relax piu’ totale dalle post serate e strategicamente vicino ad un raggae baretto con le amache che danno verso il fiume, le montagne che ogni sera vengono bagnate da uno spettacolo di tramonto!
 
Vang Vieng e’ immerso in un verde incredibile inmezzo alle montagne e delineato da un pittoresco fiume! La natura qui e’ cosi’ prorompente che ti viene proprio voglia di tuffartici inmezzo per farne parte. Cosi’ le nostre giornate sono trascorse all’insegna delle escursioni di qualunque tipo.
 
La prima escursione e’ stata alle grotte. Ce ne sono circa un centinaio in questa zona, noi ne abbiamo viste due nella seconda giornata e la seconda grotta, poiche’ e’ mezza sott’acqua ce la siamo fatta, insieme ad altri ragazzi, tra cui due ragazze spagnole simpaticissime (probabilmente lesbiche) con cui ho intavolato grandi discussioni spacciandomi per ottima fruitrice della lingua spagnola e sicuramente se ne saranno accorte ma l’importante e’ comunicare (!!), seduti sopra ad una camera d’aria ciascuno, ovvero un enorme ciambellone nero galleggiante, ci siamo inoltrati nella fantastica grotta sommersa. 
 
E a questo punto, mi devo spiegare meglio…perche’ devo introdurre la famosa pratica di questi luoghi di fare "tubing"!! Nel pomeriggio, dopo un tipico pranzo bucolico a base del solito riso, con questi "ciambelloni" (i famosi "tubes" in inglese) ci siamo buttatti tutti nel fiume a circa 8 km da Vang Vieng per discenderlo e raggiungerla cosi’. Un’esperienza unica e pittoresca. Stai sopra a questi tubes inmezzo al fiume e lo discendi, l’acqua del fiume non e’ troppo agitata dalle correnti a parte in alcuni punti che ci sono un po’ piu’ di rapide e ti diverti un po’ di piu’ perche’ prendi velocita’, in alternativa la velocita’ media e’ quella di un…bimbo che va a gattoni! Ma meglio cosi’ aggiungerei, perche’ si ha tempo di rimbalzare da un bar all’altro che punterellano entrambi i lati del fiume per tutti i km percorsi, cosi’ non c’e’ pericolo che si salta qualche bar! Appena inizi a risalire il fiume dalla base non te ne accorgi, ma appena volti verso la prima ansa cominci a sentire la prima musica che pomba lungo quel lato di fiume! Per raggiungere questi bar ci sono i tipi laotiani che ti lanciano una liana legata ad una canna di bambu’ se la vuoi l’acchiappi e raggiungi la riva, altrimenti prosegui la tua lenta risalita. Inutile dire che dentro e fuori il fiume e’ un vero delirio di gente, roba del genere si vede facilmente a Cancun in posti tipo "Coco Bongo" nello "Spring Break", ovvero le vacanze dei college della gioventu’ scatenata americana. In alcuni bar se ti vuoi divertire di piu’ c’e’ una passerella con una liana da cui ti puoi tuffare dentro al fiume…che non puoi non provare! I bar offrono musica, drinks…di tutto di piu’! Il resto del tempo che non si passa nei bar si risale il fiume e ci si mette all’incirca 3 ore prima di raggiungere la meta e si arriva al baretto vicino alla mia guest house. Chi ti noleggia il tube vuole che rientri prima del tramonto perche’ entro le 18 si deve riconsegnare tutto!
 
Beh…le 2 sere dopo il mio tubing le ho passate a godermi il tramonto al "mio" baretto e a divertirmi nel vedere i ritardatari (quelli meno rasenti lo stato di coscienza) coi tubes che finalmente giungevano al traguardo verso le otto di sera trainati da degli avventori locali (perfettamente al corrente della situazione che ne hanno giustamente fatto un business) con le loro barche che per "soccorrerli" chiedendo qualche Kip.
 
Nel mio baretto ho conosciuto Francesca, una ragazza italiana e finalmente dopo settimane sia io che lei abbiamo ricomunicato con la nostra lingua! C’e’ stato subito un bel feeling tra di noi. Lei vive da 5 anni in Irlanda e prima di tornare a stare in Italia, s’e’ comprata il biglietto intorno al mondo e sta viaggiando da 5 mesi e ad aprile torna in Italia. Abbiamo parlato tantissimo e siccome lei era appena arrivata a Vang Vieng le ho suggerito il tubing ovviamente come benvenuto.
 
Invece noi il giorno dopo ce ne siamo andati in escursione in bicicletta insieme ad un ragazzo laotiano simpaticissimo, Cam. Lui ci ha portato a scovare dei villaggi, dove solo noi non avevamo gli occhi a mandorla e a vedere un piccolo rio. Per pranzo ci siamo buttati su un campo di qualche contadino e ci siamo messi a mangiare un sandwich (senza riso) nelle casette da "siesta’ democratiche che costruiscono loro. Io e Cam siamo diventati grandi amici, abbiamo parlato di tante cose belle e ci siamo scambiati tante usanze dei nostri paesi. Lui mi ha detto di quanto il suo popolo sia aperto e disponibile e quanto le persone siano pronte ad aiutarti nonostante non ti conoscano, perche’ fa parte della loro cultura. Ed in particolare mi dice della gente di Vang Vieng, mi dice che son le persone piu’ buone di tutto il Laos, che ti aprono la casa e ti offrono un letto se hai bisogno e soprattutto non ti negano mai un sorriso (me ne sono felicemente accorta). Io mi sono lamentata con lui del fatto che i laotiani usano sporcare la loro terra. Purtroppo nei miei viaggi in autobus locali, mi e’ capitato frequentemente di vedere gente del posto che allegramente non sapendo dove buttare la propria spazzattura la butta dal finestrino…e non parlo di qualche sacchetto di patatine, parlo di chili di cartacce buttate dai finestrini da parte di tutti i locali verso luoghi bellissimi! Questo e’ un problema frequente in tutti i paesi in via di sviluppo dove si pensa (legittimamente) prima allo sviluppo ma che purtoppo porta a sottovalutare altri aspetti della "medaglia" e quindi alla distruzione (in certi versi) a cui poi si deve rimediare e da cui, quindi, nasce il senso civico (ed eventualemtne un educazione dalle scuole e maggiore informazione nelle strade). Ho una rabbia e un dispiacere in corpo per questo, ma a chi dirlo?! Cosi’ lo dico a Cam, che parla inglese e che come tutti i laotiani qui ha comunque una coscienza e lui essendo giovane ha pure tante speranze. Dopo aver cominciato a parlare di storia e tradizioni, decide di portarci a casa sua, cosi’ vediamo come vivono le persone del posto. La nostra mega biclettata su strade di ogni tipo, principalmente su strade sterrate con le buche (non vi dico il mio fondoschiena il giorno dopo!), ormai giunge al 30esimo chilometro ma speso bene fino all’ultimo quando arriviamo da Cam. Ci sediamo nel suo giardino e lui mi parla di cosa vuole nel suo futuro, avere la sua propria attivita’ turistica (giustamente conveniente qui). Allora io gli parlo del turismo responsabile, gli dico di trasmettere il piu’ possibile l’orgoglio della sua terra alle persone che verranno a visitarla e dopo tutti i nostri discorsi gli chiedo di prometterlo. Lui mi sorride sinceramente ed e’ contento di parlare con una "falang" (straniera) come me. La sera dopo e’ l’ultima sera li’ e Cam e La (il suo amico) ci invitano a passare la serata come i locali, io accetto con entusiamo. La serata dei ragazzi locali e’ la discoteca col Karaoke (diciamo che in tutta l’Asia impazza il Karaoke!) e un ottima BeerLao, la birra piu’ buona del Laos (ed e’ vero). Cam lo sento proprio come il mio fratellino laotiano mi sono affezionata a lui e lui a me e quella sera ci siamo proprio divertiti. Dal Karaoke ci hanno portato nel locale dei "falang" a bere con loro, io mi sono ovviamente svaccata sull’amaca e poi non mi ricordo piu’ niente. Mi ricordo solo che Cam mi ha chiesto di promettergli che non me lo dimentichero’ mai e sara’ sempre nel mio cuore.
 
(Hanoi, 3 aprile 2008)
 
 

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