Chapter 19: BANGKOK SOLA ANDATA

– T H A I L A N D
Saluto Ho Chi Minh City dal finestrino dell’aereo che mi sta per riportare dopo quasi 1 mese e mezzo a Bangkok. La mia missione in Indocina è ora terminata, a questo punto mi merito lo svacco totale su un’isola.

Ma prima di realizzare i miei piani, ho appuntamento in albergo con miei amici/colleghi della mia ex compagnia aerea che sono in sosta a Bangkok per qualche giorno. Arrivo da loro intorno alle 21. Sono veramente felice di vederli, perchè se non qui, in Italia è più difficile incontrarsi e stare un insieme. Ci sono Massimo, Lele, Paolo e il fratello di Massi, Stefano. Ce ne andiamo tutti insieme a mangiare tipico in un ristorante spartano sotto ad una specie di tendone da festa dell’Unità dove puoi farti un ottimo BBQ di carne o pesce con verdure, a cifre veramente irrisorie. Dopo cena andiamo tutti in camera di Paolo fino a tardi. Il giorno dopo avevamo in programma di andare sulle isole tutti assieme, ma i bagordi della sera prima non ce l’hanno permesso, così restiamo a Bangkok.

Questi sono i giorni del “Songkram” la festa di fine anno thailandese, la cui cosa peculiare sono i grandi gavettoni d’acqua che ti gettano addosso per le strade! Oltre ad inzupparti, i thailandesi usano anche una poltiglia bianca ricavata con acqua e riso per imbrattarti e finire l’opera. Così quella sera, sapendo questa cosa usciamo vestiti “da spiaggia” per andare a Kao Sarn Road, dove praticamente era una delirante guerra aperta. Stefano che ci aspettava già lì, si era nel frattempo armato ed aveva con sè una bella pistola ad acqua. Non so quanta acqua abbiamo preso ma so quando ci siamo divertiti!

Nonostante l’ora tarda, io e Paolo la mattina seguente siamo partiti per Koh Chang trascinandoci fuori dalla stanza come due zombie, mentre gli altri non sono riusciti ad alzarsi dal letto. Abbiamo preso il pullman locale che dopo 6 ore ci avrebbe portato sulla costa fino a Trat e da lì col traghetto a KC. E’ inutile dire che anche qui c’era il Songkram e per tutto il tragitto sul taxi ce lo siamo fatti bombardati da secchiate d’acqua fino al resort. Anche al Tree House, il resort fricchettone e pittoresco per via dei suoi particolari bungalow di legno ricreati sugli alberi che io già conoscevo e che avevamo scelto per soggiornare, era una guerra aperta coi gavettoni e l’armistizio veniva rispettato al bar ristorante solamente all’ora di cena. Io e Paolo, a questo punto, dopo cena abbiamo preferito evitare l’ennesimo bagno optando di tornare al bungalow e stare più tranquilli. Nel frattempo al ristorante del Tree House mi avevano preso le infradito lasciate come tutti all’entrata del locale, questo perché in Thailandia tutti hanno praticamente le stesse infradito di colore nero comprate in qualche negozietto! Così per andarmene me ne sono presa un paio a caso, peccato che non vedendole bene al buio ne ho prese un paio decisamente sfondato, così che la mattina successiva m’è toccato andare a comprarne un altro paio. Paolo mi prendeva talmente in giro sulle infradito fregate al bar che la sera successiva è toccato a lui lo stesso trattamento! Ah ah ah il karma! Abbiamo passato delle giornate super rilassanti al Tree House e nonostante i miei buoni propositi di far vedere a Paolo l’isola, siamo piuttosto rimasti abbastanza svaccati sulla spiaggia. Il giorno seguente siamo tornati a Bangkok, perché Paolo l’indomani avrebbe avuto il volo di rientro per l’Italia.

Il giorno dopo quindi, dopo aver salutato anche tutti gli altri colleghi in partenza, io e Stefano il fratello di Massimo, siamo tornati a Kao Sarn Road per mangiare una cosa e poi andare da lui. Per 2 mesi Stefano ha preso in affitto una stanza proprio dietro Kao Sarn. La sua stanzetta è molto essenziale e dà un’idea di come siano le semplici case thailandesi. Non c’è cucina, solo una stanza con un letto e un bagno. Tuttavia la stanza di Stefano non mi dispiaceva affatto poiché lui piano piano la stava riempiendo di cose molto carine acquistate in giro.

Avendo ancora una bella settimana da passare qui, sono indecisa se andare a Koh Pangan come avevo inizialmente pensato oppure di ritornare a Koh Chang che mi aveva molto ispirato. Così ho rioptato per Koh Chang. Arrivo sull’isola che è già buio, conosco sul traghetto una ragazza olandese, Nancy, lei ci mette poco a convincersi di seguirmi al Tree House. Purtroppo essendo già tardi, non ci sono bungalows disponibili così nell’attesa che se ne liberi uno il giorno seguente, andiamo nel resort accanto. Prima di addormentarci ci siamo divertite a ricordare le canzoni dei vecchi cartoni animati. Il giorno successivo, Nancy per il suo “mood” attuale è più propensa ad un posto molto meno basico rispetto al Tree House. In effetti il TH è molto carino ma anche molto spartano e ci si deve adattare, coi suoi bungalows rigorosamente in legno molto fricchettoni e con l’amaca di fuori, con bagni esterni in comune e le docce che sono in realtà vasche da cui attingere acqua che ci si versa addosso per lavarsi, insomma…per me e il mio spirito è perfetto! Resto 4 bei giorni pieni lì con l’intento di rilassarmi, tuttavia riesco a malapena a farlo perché conosco subito dei ragazzi molto simpatici e completamente fuori di testa con cui ci troviamo benissimo da subito. C’è Samuel, lo svizzero ed il suo amico/coinquilino con cui vive a Genova, Taddeus l’argentino, che si sono fatti 6 mesi vivendo per villaggi in Cambogia, al punto che Taddeus s’è comprato pure un pezzo di terra ad un prezzo veramente irrisorio! C’è poi John dalla Svezia, con cui intavolare grandi discussioni filosofiche, infine c’è Ryan dal Canada, un ragazzo di 30 anni che fa l’insegnante e che ha un sacco di tempo per viaggiare. L’ultima sera con loro ho passato dei momenti divertenti come era al nostro solito tra risate continue e discorsi profondi. Ryan mi racconta di quando coi suoi amici decidono last minute di partire per andare al Burning Man attraversando tutti gli Stati Uniti viaggiando notte e giorno per arrivare in California. Fino a quel momento non sapevo nemmeno cosa fosse il Burning Man e devo ringraziare proprio Ryan che me lo ha fatto conoscere. Sono proprio quelle informazioni che a me fanno impazzire! Come anche parlando del film “Into the Wild” uno dei miei preferiti in assoluto, anzi la colonna sonora proprio di questo viaggio “in solitaria” nel sud est asiatico prima di partire. Ryan mi ha illuminato dicendomi che a fine anni 60 un uomo aveva compiuto le stesse gesta in Alaska però riuscendoci e da cui avevano poi prodotto un documentario dal nome “Alone in the Wilderness” (che ovviamente poi mi sono vista).  Ultima chicca di Ryan è il suo sogno, che finito di insegnare, era quello di prendersi una barchetta per veleggiare e viverci. Sono sicura che Ryan su quella barchetta è riuscito ad arrivarci… Credo che come finale del mio viaggio non potevo chiedere migliore compagnia, con loro mi sono divertita in ogni istante del nostro stare assieme! Se dovessi fare un bilancio sul mio soggiorno a Koh Chang, è stato tutto perfetto…a parte le altre 3 paia d’infradito al ristorante che mi hanno preso! Praticamente non c’è stata notte che con i ragazzi abbiamo fatto…giorno! Cosicché anche la mia ultima notte lì, siamo stati insieme fino all’alba e io che avevo il pullman per Bangkok alle 8.30 non sono neanche andata a dormire perché troppo impegnata a godermi ogni attimo con loro. Per fortuna che per le 6 ore di pullman a disposizione ho dormito come un sasso per recuperare.

A Bangkok mi rivedo con Stefano la sera successiva al mio arrivo da KC, il resto della giornata la dedico all’inevitabile shopping di fine viaggio. L’ultimo giorno io e Ste stiamo insieme fino alla mia partenza per l’aeroporto.

Sentire che il tempo vola via nonostante sia stata in giro per 3 mesi mi fa conservare gelosamente nel cuore ogni istante vissuto. Bangkok mi saluta sotto uno scrosciante pomeriggio di pioggia e sopra un taxi comune verso l’aeroporto faccio la mia ultima conoscenza, Jordan, un ragazzo californiano, istruttore di rafting e “raccoglitore di funghi sulle montagne” e quindi lavoratore stagionale che gli permette così di farsi grandi mesate fuori e viaggiare (w il precariato!). Mi dà un sacco di dritte su come diventare guida rafting e io gli parlo della mia traversata del fiume fino a Vientiane (giusto per non farmi vedere sprovveduta!). Sembra veramente la conclusione di un film, noi due iniziamo a conoscerci con le solite frasi convenevoli da viaggiatori in zaino in spalla ma ironizziamo perchè la prossima tappa è…casa!

La domanda nasce spontanea…ma la casa…qual è?!!

(Aereo BKK-MXP, 23 aprile notte 2008)

I went back…sono le 14.32 locali…italiane. Concludo così il mio  diario di viaggio . Ho i brividi dal freddo , la pelle scura dall’abbronzatura che piano piano si schiarirà  e ancora le intramontabili infradito che non mi sono levata neanche sull’aereo.

I tanti pensieri che mi si presentano in viaggio sono direttamente proporzionali alla lunghezza del viaggio stesso, so bene che non è facile trasmettere completamente l’entusiasmo e le emozioni personali per un qualcosa di vissuto, ci ho provato sperando di avere fatto venir voglia di partire e sorridere con me leggendo dei posti che ho “vissuto”…

Torno in Italia perchè probabilmente lo voglio, ma conservo gelosamente l’ultimo respiro di ciò che è stato fino a solo ieri per non dire di non essere mai partita. Ancora una volta ringrazio di aver incontrato tanta bella gente sulla strada, come Mitzi o Cam, o Manu o Taddeus e Samuel…ancora una volta il mio bene si amplifica crescendo rigoglioso grazie a delle esperienze che mi danno tutto un senso di questo mondo e che me lo rendono ancora più vero nel cercare le piccole cose essenziali.

Ti voglio bene mondo…!! Al prossimo incontro…

(Italia, 24 aprile 2008)

PS OGGI: a volte ho trovato qualche internet point in cui poter completare man mano su computer ogni capitolo sulle tappe del mio viaggio, altre invece trascritte sul mio diario di viaggio cartaceo e poi ricopiate sul blog appena potuto. Non c’erano ancora smartphones e profili social per aggiornare facilmente ed in tempo reale. Questo mio “diario di viaggio” aveva l’intento di essere parte del mio blog come racconto ma anche il mezzo con cui i miei avrebbero potuto “viaggiare” con me e sapere cosa stessi facendo e provando non limitandosi a leggere ma anche a odorare le mie emozioni. Mi piace pensarla così…che loro siano riusciti a leggerlo anche se in realtà ovviamente so che non è stato così perché come quasi tutti i genitori vanno dalla parte opposta di dove va la tecnologia… questo diario è anche per voi che siete arrivati fino a qui…e ve ne sono grata! Grazie!

(NDA del 5/01/2021)

2 risposte a "Chapter 19: BANGKOK SOLA ANDATA"

  1. tamara 17/06/2008 / 8:30 PM

    Bangkok e Koh Chang Dicembre 2006, quanti ricordi e quante emozioni, come solo l\’oriente sà darmi!!!!! In attesa della prossima meta Thai….

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  2. Elisa 06/06/2008 / 3:37 PM

    c\’è da perdersi fra le parole del tuo resoconto.
    complimenti, davvero

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