Chapter 18: L’ULTIMA TAPPA NEL PAESE…CONSIDERAZIONI SULLA GUERRA

Con un altro sleeping bus arrivo ad Ho Chi Minh City che ormai e’ gia’ buio. Al primo impatto mi sembra di stare a Bangkok, HCMC e’ grattacieli, grandi negozi, centri commerciali, locali notturni, cavalcavia e tanta altra visibile opulenza. Nella guest house faccio la stessa considerazione al ragazzo che mi porta a vedere la camera, aggiungo inoltre che Hanoi e’ di stampo molto diverso. Lui giustamente mi tiene a ricordare che Hanoi e’ comunista e che loro sono capitalisti. E’ incredibilmente vero e nonostante sia finita la guerra, Hanoi che ora puo’ godere degli scambi commerciali, non ha perso il suo fascino di citta’ d’altri tempi che la fa dunque sembrare apparentemente meno evoluta e disposta ad integrarsi col resto del mondo.

 

Sono i miei ultimi giorni in Vietnam e qui ce ne staro’ solo 2, il terzo partirò ancora una volta per la Thailandia, perciò cerco di organizzarmi bene visto che ci sono delle cose che tengo molto vedere.

 

Vado quindi sul delta del Mekong, uno spettacolo naturale che delinea la fine di uno dei piu’ grandi fiumi dell’Asia. Contornato da case e mercati galleggianti i cui unici veicoli utilizzati per spostarsi sono appunto le barche. Qui il Mekong prende le forme di un pittoresco luogo dai connotati molto originali rispetto ad altre parti in cui è solo “fiume”. Ho anche l’occasione di fare un’escursione in bicicletta tra miriadi di canali collegati tra loro da ponticelli.

 

Il giorno successivo lo dedico alla visita dei tunnel a circa 50 km da HCMC in cui i Vietcong durante la guerra, si rifugiavano per non essere scovati dagli americani. Un posto direi agghiacciante. La nostra guida porta la sua testimonianza, anche se a quei tempi era ancora molto giovane, ma non abbastanza per dimenticare. La guerra del Vietnam in fin dei conti non è finita da molto tempo anche se apparentemente in molti luoghi sembra che ci si è già dimenticati delle atrocità subite e dei danni arrecati, ancora una volta qui in Indocina, ad un’intera nazione. I Vietcong per non essere scoperti dagli americani che durante il giorno principalmente bombardavano ovunque, si erano scavati una serie di gallerie chilometriche in cui si nascondevano durante il giorno. Inutile dire che entrare in uno di questi tunnel significa sentire salire completamente il senso di soffocamento. Tengo a precisare che gli americani hanno indistintamente ammazzato civili e militari poichè non avevano la certezza di sapere chi era Vietcong e chi no!!! Le atrocità avvenute in guerra non hanno pari, a volte sembra che il tutto si possa definire un grande errore. Gli americani stessi che si sono sentiti in dovere di venire in aiuto ai capitalisti del Vietnam del sud, dovevano assolutamente inseguire i propri ideali di nazione in cui il senso di supremazia e il potere economico ne fanno da padroni. Un gran bel compromesso che però non ha tenuto conto del fatto che avrebbe portato alla morte di migliaia di propri connazionali. La coscienza collettiva americana si risvegliò abbastanza tardi per poter evitare un cotale spargimento di sangue. Nacquero si’ movimenti pacifisti, ma si schieravano ad un qualcosa che ormai aveva raggiunto un “punto di non ritorno” poiche’ sfuggito eccessivamente dal controllo. Se la maggioranza voleva la “pace” si continuava comunque a combattere perche’ ormai entrati in un circolo vizioso da cui uscirne solo dopo aver contato il maggior numero di vittime tra le varie fazioni. 

 

A sud della regione di HCMC si trova un altro luogo ancora piu’ articolato coi suoi tunnel che pero’ non sono riuscita a visitare per il tempo ridotto a disposizione. Tengo a menzionarlo in quanto questi tunnel, vicini al villaggio di Vinh, sono ancora piu’ articolati e piu’ belli. Inoltre il museo costruito accanto, e’ ben organizzato per sensibilizzare e far riflettere chi va a visitarlo. In questi luoghi hanno combattuto truppe australiane e si trova un cimitero militare di tutte le loro vittime che insieme alle altre tante nazioni coinvolte nel conflitto hanno purtroppo perso la vita. Qui si puo’ facilmente aver l’occasione d’incontrare e conversare con qualche ex veterano. Non c’e’ miglior testimonianza delle emozioni e gli atroci ricordi di chi le cose le ha vissute realmente. Una ragazza vietnamita mi ha appunto raccontato di un signore australiano che visitando il cimitero, ha ritrovato la tomba di un suo carissimo amico che era stato mandato in Vietnam a combattere e la scena che ne segui’ mi disse fu molto toccante.

 

L’ultimo giorno, come ultima testimonianza di un’altra guerra senza senso, decido di andare al museo dei residuati bellici. Durante il tragitto che mi distanzia dal museo, mi imbatto nell’ennessima strada trafficata da migliaia di motorini cercando di attraversarla! Dopo un bel po’che sto ancora lì comincio a pensare di attraversarla dribblandoli tutti auspicandomi di evitare il suicidio. Col mio pensiero fatto decido di rischiarmela, sennonché uno di questi motorini si accosta e il ragazzo che lo guida si toglie il casco. Riconosco così il ragazzo con cui sono andata a vedere il tempio delle Giare a Phonsavan in Laos, una coincidenza incredibile! Qualche giorno prima avevo proprio dedicato a lui un pensiero, proprio perche’ mi ricordavo avermi detto di abitare ad HCMC ma avevo anche ovviamente pensato che data la dimensione della citta’ e la numerosa popolazione, sarebbe stato impossibile incontrarlo. Ma così non è stato! Lui stava proprio lì…in una stradina qualunque di HCMC! Abbiamo parlato un po’, lui era appena rientrato dal suo viaggio di un mese in Laos ed aveva ricominciato le lezioni all’universita’. Mi ha fatto molto piacere parlare con lui, dopodichè mi offre un passggio fino al museo col motorino (grande idea…così almeno riesco ad oltrepassare quella strada trafficata!). Ci scambiamo gli indirizzi mail, poi lui scappa a lezione ed io finalmente entro nel tanto agognato museo.

 

Anche qui, rivivo le atrocità del passato e del presente piu’ assurde. Oltre a informazioni che conosco già mi faccio un’ampia cultura sull’agente arancio, con cui gli americani disseminavano il territorio e che era in grado di provocare danni fisici molto gravi alle vittime che ne venivano a contatto. Nel museo si può inoltre trovare un’ampia documentazione dei luoghi, della quantità, degli effetti chimici devastanti e soprattutto foto di persone…appunto deformate…molte delle quali in vita oggi. 

 

Un altro interessante argomento, oltre alla parte dedicata alle campagne pacifiste pro-Vietnam da parte di tutto il mondo, è quello dei campi di rieducazione. Sulla stessa falsariga dei Khmer Rossi, questi campi venivano utilizzati per “rieducare” i vietnamiti che andavano contro il regime. Come ho gia’ detto nel capitolo precedente, ancora oggi dovrebbe essercene uno in funzione che accoglie i prigionieri politici.

 

Ancora una volta, dopo la Cambogia, ingoio amaro e mi fermo a riflettere. Partecipo col cuore al dolore patito da migliaia di persone e ancora una volta…ringrazio di essere nata in una realtà storicamente diversa, più fortunata. Ne faccio tesoro per cercare di comportarmi bene col prossimo e con me stessa, trascurando le cose eccessivamente superficiali che al contrario nel nostro tempo abbondano.

 

Nel tardo pomeriggio giunge l’ora di congedo dal Vietnam per rientrare definitivamente nella mia ultima meta asiatica…ancora una volta la Thailandia.

 

(Koh Chang, 23 aprile 2008)

 

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