NUOVI POSTI DI LAVORO

L’alba con tutte le sue romanticherie è passata da un pezzo, un’ altra volta che volevo vederla e niente, perso nella voglia e affogato immobile.

Vabbè, mi alzo lo stesso, penso a quante persone in quell’alba che io ho sognato hanno aperto gli occhi e hanno iniziato a lavorare….

Che strana parola..lavorare..ho sempre pensato che fosse per altri e non per me, ma ora, alla soglia dei trenta mi ritrovo ad essere altro pure io.

Come si fa a sconfiggere questo nemico?..bah… io per ora mi sono limitato a rasentarlo, vivendo alla porta del mondo, insieme a tanti simili che, come me,  hanno una dannata paura a mettere quel piedino al di là dell’uscio.

Esco, se stavamo in America, magari incontravo qualcuno che mi proponeva la scalata verso il successo, ma qui, dove vivo io, lo vedi solo in tv. Chissà poi se lì, in America, succede davvero che la mattina sei pezzente e la sera ti ritrovi a bere champagne in qualche limousine.

Fa freddo, l’inverno è arrivato, anche se in modo molto più sottile, lo aspettavo, lo aspettavamo tutti, che tristi le luci di natale col tepore primaverile, sembra quasi di coglierle in fuorigioco: un cinese in un campo room.

Comunque, dicevamo, ormai sono in giro, l’aria è grigia, si uniforma ai palazzi e resta appiccicata alle giacche; questa nuove giacche che ti isolano dall’esterno, non la senti nemmeno quest’aria grigia, sei costretto ad immaginartela e a darle delle connotazioni che non ha.

Mi immergo in me stesso riflesso dall’interno e scarsamente comunicabile all’esterno immagino, ma continuo, vado avanti. La strada è in salita, le scarpe suonano di appiccicume molesto e il mio sguardo è di nuovo attratto dal basso. Quanto tempo è che non guardo il cielo??

Credo tanto, così tanto che alzare la testa mi fa stare scomodo; che fare? Sfido la mia tendenza o la seguo giocando con le linee immaginarie che faccio seguire ai miei piedi?

La sfido!! Nello sfidare me stesso sono un autentico mostro, è da quando sono piccolo che vivo una continua gara con il mio io, che è sempre me, ma a me risulta diverso. Sembra senza senso lo so, ma a camparci tutti i giorni diventa un compagno imprescindibile.

Quindi mi sfido, alzo gli occhi e vedo il cielo sopra di me, grigio, con sprazzi blu e nuvole instabili che lo rendono vivo anche se apparentemente immobile.

Una improvvisa speranza scalda il corpo, mi rischio una respirata a pieni polmoni, gliela devo, è un po’ un modo per dire grazie a chi ci a reso capaci di farlo mentre guardiamo quello che non comprenderemo mai.

Sono all’apice, dopo una serata all’insegna di fumate nere, in tutti i sensi, finalmente una sensazione che squarcia la coltre, una nuova luce a disperdere la nebbia della sera prima. Eccitazione reale, fisica, epidermica!

…quando..

Sento un rigonfiamento molleggiante nel suolo, che avevo perso di vista già da un po’, tutto può essere, la frazione di secondo che mi conduce alla triste consapevolezza, perde colori uno dopo l’altro e diventa di un giallo pallido e maleodorante.

Cazzo ho acciaccato una merda!!!

Non ci posso credere, proprio nel mio attimo di assoluto, avevo deciso di percorrere le vie della perfezione spirituale e lo scarto di un cane mi colpisce più duramente di qualsiasi visione apocalittica…risvegliato da una merda.

Ma l’inerzia mi porta avanti, ancora più scavato dentro me stesso, me la prendo col mondo e vado!

Ho capito con gli anni che prendersela con il mondo per cose che concernono solo noi stessi sgrava molte responsabilità, fa bene al fegato. È un po’ come arrabbiarsi con il primo che hai a tiro se non stai bene con te stesso, è un modo di condividere i tuoi stati d’animo.

Che bello! Mi sento di aver ragione, nella mia disperata discesa verso l’asfalto.

Comunque si continua, come ogni volta, questo è il momento di dire: “bisogna andare avanti!” e si va, con un nuovo vigore dovuto alla vicinanza col pavimento.

L’esperienza è passata, i passi riprendono, il tutto si rimuove; alla mia destra un parchetto; dove i cartoni dei super market sono diventati letti matrimoniali durante la notte  e alcuni inquilini aprono le palpebre proprio in questo felice momento. Penso alle loro espressioni, così infantili che sembrano pulcini spelacchiati, e così drammaticamente lontane dall’idea dell’uomo forte e impassibile che ci bombarda da ogni dove. Gli sguardi si perdono e allo stesso tempo le mani sporche e gonfie di alcool li rendono sporcizia, vestita di stracci: quanto è sottile la linea che ci divide??

Cosa succede nella mente di chi non riesce a stare di qua, a cosa è dovuto, che sia veramente libertà sporcata di città?

Che sotto quegli strati di miseria e terra si nasconda il fallimento del nostro sistema sociale??

Boh, troppo difficile rispondere, d’altronde io ho appena acciaccato una merda e ho ben altro a cui pensare.

La piccola salita che mi divide dalla piazza verso la quale sono diretto sembra volgere al termine, penso che, così di conseguenza, termineranno anche le mie fatiche, ma, non so bene per quale motivo improvvisamente gli occhi mi cadono su un macchinone parcheggiato di fronte al parchetto di prima.

Che macchina!!! Come se poi ci capissi qualcosa…però risalta, è così pulita, risplende in quest’aria appiccicosa, tra i ricordini dei cani e i cartoni-letto.

Sarà questo, o non so, ma mi fermo. Mi guardo nei finestrini e mi sento a disagio; di fronte a lei, è come se potesse dirmi:” Oè vedi di non toccarmi è!!”, e io non ne rimarrei stupito, anzi.

Comunque, osservando attentamente, scorgo dietro ai finestrini nel posto del guidato un cane.

Seduto immobile che mi guarda, ha un collare rosso con un osso d’argento (penso) che gli ciondola e il pelo tirato a lucido.

Non si muove, fisso su di me, e io fisso su di lui.

Ci guardiamo a lungo e stranamente da lontano, molto lontano dentro di me, comincio a sentire un sentimento di invidia che sale: dapprima in fondo, quasi invisibile, e poi accelera scatta e mi mozzica in gola. Sono invidioso di un cane?!?!?!?

Vorrei essere al posto suo?? Seduto in macchina al caldo con la sicurezza di un pasto e di affetto incondizionato???…sono un pazzo!

Devo pensarci meglio, devo avere paura di me stesso.

Come posso pensare una cosa del genere, provare una sensazione simile, la mia dignità dov’è finita!

Io sono padrone della mia vita al contrario di lui…non dipendo da nessuno, non ho un padrone che decide per me.

Certo, a pensarci bene non è che….bah ma che dico!

Sarà che la linea di confine si fa debole, ma perché non provarci. In fine dei conti siamo in un epoca di relativismo cosmico e  può accadere di avere un cane come collega.

Mi vengono in mente tutti i telefilm dei poliziotti col cane collega, che parla pura; e quello non è un lavoro nobile??

Si si, io ci provo.

Mi siedo sul marciapiede accanto alla mega macchina e attendo.

Mentre passa il tempo mi ripeto mille volte il discorso che devo fare al proprietario e possibile prossimo datore di lavoro; e più lo penso e più mi suona, cresce si invigorisce, un’erezione intellettuale!

Aspetto, guardo quel cane, lì comodo, e mi immagini al posto suo; seduto ad accompagnare il mio padrone nei giri mattutini dopo una grassa dormita e una lauta colazione.

Immerso in questa pacchia mentale, intravedo in lontananza un signore distinto che si avvicina a passo lento.

Sembra proprio indirizzarsi verso di noi: io, il cane/nemico e la super macchina; ne rimarranno solo due, e la macchina c’ha il posto assicurato.

Eccolo, la bocca è asciutta  e le gambe pesanti…non posso far finta di nulla, è a pochi passi!

Mi fissa, credo si domandi il perché ci sia un giovane con un’espressione tipo urlo di Munch al fianco della sua autovettura.

Tentenna, e questo mi manda fuori giri, cambio faccia un milione di volte, mi tremano le labbra, mi cola il naso…un infinito momento di nulla cosmico!!!

Apnea.

Ci avviciniamo l’uno all’altro, entrambi spiazzati, lui da me, e io…anche, …abbiamo lo stesso imput, tutti e due spaventati da un folle! 

Il suolo appiccica e io con lui, mi sento una fornace, ma ormai non ho scelta.

Lo affronto con lo sguardo sprezzante e gli dico: “Salve, lei non mi conosce e….e…” boh!! la mente è vuota, lo guardo e mi affido a lui, abbasso gli occhi e cerco di andarmene, ma lo sconosciuto sembra interessato mi poggia una mano sulla spalla e mi ferma.

“Mi dica giovanotto?”, cosa?? Che gli devo dire!!!, “sa vorrei diventare il suo nuovo cane…”oppure,” le volevo proporre un cambio tra me e fido.. “

Ora il brodo si è allungato troppo, e comincia a puzzare di rarefatto. D’altronde, mi capita spesso di iniziare una qualsiasi azione con la convinzione più convinta che conosco, e sgonfiarmi pian  piano nel corso del cammino. Ci risiamo, quel qualcosa che prima mi sembrava un cerchio perfetto, intoccabile dagli sbalzi di un mondo incoerente, ora è il fondo incrostato di una padella usata la sera prima….rotondo nel ricordo e quadrato nella trasformazione dei miei attributi.

Il Distinto mi domanda: “Allora?, cosa fa qui?”

Io: “ Guardavo…sa mi piace molto osservare…e A VOLTE OSSERVANDO SI CAMBIA PUNTO DI VISTA…( ho spento il cervello) … Se è vero che esiste un flusso che dirige le direzioni dei nostri movimenti, come un vento che infastidisce o rassicura, è pur vero che i suoi colori sono infiniti.

L’interesse mi spinge verso i colori, e più in particolare tra le loro sfumature, nelle quali si perde il potenziale umano.  Le nostre capacità hanno il diritto di non disperdersi in oscillazioni a noi estranee. La possibilità di recuperare attraverso l’arte il bagaglio archetipale che appartiene ad ognuno, il legame fitto ed indissolubile con l’inconscio, rende questo sentiero colmo di rosee prospettive.

Credo che, alla stregua del più irrazionale flusso performativo, la personalità, nella sua complessità, riservi potenzialità incredibili di esplicitazione di senso del se, e, se ben diretta, può aiutare il soggetto a capire le difficoltà, e ad esorcizzarle nella condivisione artistica con l’altro.

Sono convinto che nelle società post-moderne, come può essere la nostra, ci sia un estremo bisogno di ricucire lo strappo con la comunità che lo stesso sviluppo ha portato.

La capacità di riavvicinarsi  alla ritualizzazione del quotidiano passa oggi attraverso l’arte, ed in questo l’arte stessa può divenire un terapia in grado di agevolare l’individuo nel rapporto con se stesso e con la sua capacità di vivere concretamente.

Questo è il paradosso più interessante, proprio attraverso le potenzialità dell’irrazionale si gestisce meglio l’aspetto razionale dell’esistenza. Comprendendo che le radici del nostro senso risalgono ad un passato estremamente più complesso del presente quotidiano, ci si può inserire in una  prospettiva di vita notevolmente relativizzata e al tempo stesso tersa di sfumature.

Le stesse sfumature che danno identità ai colori.

Ritengo altresì che un’ altra importantissima direttrice esistenziale passa attraverso l’esplicitazione artistica:  quella del rapporto con il sacro. Il nostro tempo vive una profonda crisi spirituale, per l’ incapacità che abbiamo di vivere concretamente l’esperienza sacra, l’uomo è estraneo alla partecipazione condivisa, sfugge la possibilità di esperire la sacralità, e così si allontana inesorabilmente dal suo stesso senso.

I rituali tradizionali non sono altro che eccelse forme di teatralizzazione dei rapporti, sia dell’uomo con Dio che con se stesso, spazi nei quali ritualmente l’inconscio comunica con il cosciente, permettendosi di essere compreso e, ancora più importante, vissuto.

Credo che la necessità di “luoghi di autoriflessione” come questo nel quale ci troviamo sia fisiologica in qualsiasi forma culturale e che senza, l’evoluzione devi su sentieri estremamente autoreferenziali e di conseguenza incompleti…..(mi riprendo)..che cazzo ho detto??.. non so…lo vedo stordito però…gli dico: “ capisce adesso??”

Lui mi guarda e mi dice: “ Si giovanotto sono veramente d’accordo con lei…questo mondo ha bisogno di una nuova coscienza. Mi dia il conto corrente sul quale dover fare la donazione!”

Quale donazione penso io?!!?

A me!!

………tempo, prendo tempo…

Lo guardo fisso e mi sento veramente portavoce di tutti quei giovani che sperano in un mondo migliore, e lo abbelliscono sfondando le vetrine dei negozi dove il giorno prima avevano comprato i loro bellissimi vestiti da no-global!!!

Si ha ragione bisogna far fruttare questi soldi!!!

Magari organizzando un bellissimo cine forum all’aperto con tutti film radical shik di sinistra, dove ci si possono fare le canne senza la paura che scatti l’antincendio…

Che bello!!!

Posso contribuire ad un mondo diverso!!!!

Dobbiamo parlare, discutere e poi ancora parlare e discutere, e per fare questo ci servono soldi….per comprarci la cera dei dred lok  e ordinare da mc donald se il dibattito va per le lunghe..

Si , ho deciso!

Lo guardo dritto negli occhi e gli dico: “ non abbiamo un conto ancora, ma se lei vuole può donarmi qui quello che si sente.” Fermo e fiero.

Il Distinto mi guarda e dice “Va bene”, prende dalla tasca 500 euro che scintillanti al neon del lampione passano dalle sue rughe al mio appiccicaticcio con estenuante aristocrazia.

Il momento è eterno.

Lo saluto gli stringo, o meglio gli bagno, la mano e vado.

Ora ho 500 euro per iniziare a cambiare il mondo!!!!.. Ma… come vi avevo già detto prima mi capita spesso  di perdere motivazioni in corsa…e.. ecco che succede di nuovo…torno a casa, mi tolgo a fatica i vestiti, chiamo il mio amico, stasera ci vediamo un film, commentiamo il mondo e ci lamentiamo di quanto sia difficile campare.

Tutto ritorna…sempre… mi sveglio…che strano sogno…

Qui mica siamo in america che la mattina ti svegli pezzente e la sera…..

ALBERTO 

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